Lucia: sicuramente una visione comune sul tema “artigianato”. .La voglia di creare un gruppo di lavoro in cui confrontarsi sui diversi modi di fare, sui diversi saperi.

Laura: per me è stato il bisogno di uscire dal guscio, di allargare le mie prospettive e di imparare facendo.

Lucia: un metodo di lavoro lento e ragionato, con un’attenzione particolare verso i dettagli.

Laura: di sicuro l’amore per le cose semplici ed essenziali, il fare con ciò che si ha, e il non buttare via niente! Il nostro lavoro è differente per quel che riguarda i rispettivi ambiti, per questo motivo ci siamo trovate a essere più complementari che affini e, in più, entrambe abbiamo una buona predisposizione all’organizzazione, che non guasta mai!

Lucia: prendo ispirazione sicuramente da ciò che mi circonda, cerco di capire quello che manca in un mondo pieno di tutto.

Laura: la natura è il principio ispiratore per eccellenza, poi tutto ciò che è comodo e confortevole. Mi lascio ispirare e osservo molto tutto ciò che mi circonda, e provo a tradurlo con ciò di cui sono capace di fare..

Lucia: vorrei riuscire a trasmettere il mio pensiero di essenzialità attraverso il mio lavoro. È forse da questa esigenza che nasce la collaborazione con Laura e la volontà di creare una linea di capi e accessori comodi e versatili, con una particolare attenzione verso l’uso di capi dismessi.

Laura: vorrei estendere concetto di sostenibilità a tutti gli ambiti della vita quotidiana. Così come prestiamo attenzione a ciò che mangiamo, dovremmo cominciare a essere più consapevoli di ciò che indossiamo e di ciò di cui ci circondiamo all’interno delle nostre case e cosa riversiamo nel mondo. Mi piace immaginare un futuro in cui -rinnovare il guardaroba- significhi dar nuova vita agli abiti e non comprarli ex novo e spero in una società meno omologata, a individui che diano più spazio alla propria auto espressione, emancipati dagli standard della moda ovvero dalle taglie al genere di appartenenza.

Lucia: sicuramente sì, e alla domanda sopra abbiamo spoilerato il nostro intento.

Laura: spero di sì! Abbiamo molte idee in testa e molto lavoro da fare. concretamente ma ne siamo entusiaste. A livello globale si respira una certa aria di rivoluzione per quel che riguarda i consumi, l’ambiente, il lavoro e gli stili di vita, non non ci faremo trovare impreparate!

Lucia: quando Laura mi chiese di collaborare alla realizzazione del suo abito da sposa ero entusiasta ed emozionata, sia perché, era il mio primo abito da sposa e sia perché conoscendo Laura, sapevo quanto fosse esigente rispetto molte cose riguardanti l’abbigliamento. La parte che dovevo realizzare io era la gonna, abbiamo parlato a lungo su come doveva essere, il materiale, la vestibilità, Laura aveva le idee molto chiare. Ma non sapevamo che si sarebbe innamorata di uno scampolo di tessuto di 1,20 m… quindi per me panico!! Come riuscire a realizzare quello che mi aveva chiesto con così poco tessuto? Dopo varie prove di modelli, tagli di tessuti, pieghe e imbastiture siamo arrivati alla conclusione che questa gonna doveva nascere addosso a lei e seguire le sue forme con naturalezza. Quindi abbandonati cartamodelli, righe e squadrette le ho poggiato semplicemente il tessuto addosso per intero, senza tagli, costruendo le pieghe osservando e seguendo la cadenza naturale del tessuto e la forma del corpo, riuscendo a raggiungere l’ampiezza e la comodità tanto desiderata.

Laura: ho voluto sin da subito che l’abito del matrimonio fosse realizzato a mano, perché era l’unico modo per sentirlo veramente mio, unico e “dipinto addosso”. Volevo stare bene senza sentirmi goffa e così ho potuto ballare, divertirmi, senza quella sensazione di doversi rimettere in sesto! Lucia ha afferrato al volo questo concetto e la sfida nel realizzare una gonna che fosse allo stesso tempo ampia e sagomata con 120cm di stoffa di lino. L’idea delle pieghe in diagonale è stata inconsueta e geniale: tre piegoni che dal fianco si irradiano sulla lunghezza della gonna hanno reso benissimo l’effetto di movimento e compostezza che cercavo. Il top è stato realizzato con tessitura piana a tela per i 3/4, la parte sulle spalle è stata tessuta mediante il metodo leno lace, un intreccio a traforo o un pizz.o.. Materiale usato, la fettuccia di cotone beige unita a un filo di lurex dello stesso colore della gonna, cannella. L’idea del beige non mi entusiasmava per via del contrasto e quindi ho intinto le matasse in un bagno di mallo di noce, scurendole leggermente per renderle più affine al colore della gonna, et voilà! Il top è tessuto in un unico pezzo, con taglio centrale per il collo a barca e chiuso ai lati, i fili di ordito rientrati nei margini.