Laura

La mia formazione in abito manuale-espressivo ha avuto inizio ai tempi dell’asilo a fine anni settanta: ho avuto il vantaggio di frequentare una scuola materna con ben poche risorse economiche dove i giocattoli non erano altro che oggetti di uso comune, tappi di sughero e di plastica, pettini, galleggianti per reti da pesca e tanto altro.

Erano anni in cui la plastica era un materiale emergente nell’uso quotidiano, leggero, colorato assemblabile: una busta di plastica diventava un vestitino per la Barbie come quello di Marilyn Monroe o un aquilone.. I tappi del bagnoschiuma erano forme straordinarie, materie e colori che avevano il potere di rappresentare qualunque cosa io immaginassi. Ho avuto anche giocattoli industriali, perfetti e funzionanti, ma ormai, quell’imprinting mi aveva segnato.. Ogni gioco era un meccanismo da smontare: del Ciccio Bello mi interessava di più la cassettina interna con il disco che altro.

Ben presto questo interesse si trasferì dai giochi agli oggetti di casa. Svelavo i segreti delle cose andando a ritroso: prima seguivo con il dito il movimento di un ramo di salice di un cesto, il fil di ferro di una rete metallica, il su e giù del filo di un ricamo o l’intreccio di una coperta, per capire dove erano diretti e poi passavo all’azione.. Decostruivo ogni cosa con con lo scopo di conquistarla per poi rimettere ogni cosa a posto, ma niente tornava com’era prima, niente si lasciava domare..

Mia madre, anch’essa creativa e bricoleuse, comprendendo bene la mia indole e cercando di salvaguardare la casa, in quel periodo mi ha insegnato molte cose circa la manualità, il garbo e il saper fare.. Ho imparato le basi del ricamo, della maglia, del fare le cose da sè, del riparare, del trasformare e soprattutto l’importanza e il valore delle coperte tessute da mia nonna. Stavo imparando il linguaggio dei fili e ne ero entusiasta.

La fine di quel periodo è coincisa con l’iscrizione alle scuole superiori: era necessario imparare le lingue, saper usare il computer, aprirsi un varco nei lavori del futuro. Il futuro è arrivato e improvvisamente mi sono ritrovata a quarant’anni senza lavoro e con un curriculum disorientante.. Ero ludotecaria e insegnavo ai bambini a fare le cose usando le mani e l’ingegno e da loro imparavo ogni giorno, sembra paradossale, la serietà e la compostezza del mettersi seduti e creare un oggetto con la totale libertà espressiva.

Senza battere ciglio, ho preso gli anni più preziosi di Lettere e Architettura senza laurea, gli anni della grafica, gli anni dell’editoria, dell’organizzazione di eventi, gli anni dedicati al terzo settore, li ho messi in un sacco e ho pensato che per andare avanti era necessario fare ritorno. Tornare a fare quello che mi piaceva fare e che sapevo fare: semplicemente, fare.. Su questa strada ho incontrato un artigiano di nome Francesco e Miaoohaus., la mia vita e la mia casa.

Nonostante le difficoltà del percorso, fatto di frustrazioni per la mancanza di spazi per l’artigianato, di risorse, di attenzione da parte delle istituzioni, proseguo con lo stesso desiderio di conquista, con la stessa gioia creativa di sempre e senza alcun rimpianto perché quel sacco eterogeneo che rappresenta la mia formazione si arricchisce ogni giorno di più.

Francesco

Dell’informatica all’istituto tecnico industriale mi ero stancato presto, ma c’era qualcosa che in fondo mi aveva portato a sceglierla come studio.

L’interesse nel trovare soluzioni con il minimo indispensabile allo scopo, era una motivazione, ma mancava qualcosa.
Il lato estetico, oltre a quello funzionale delle cose, mi attraeva. Per questo motivo mi trasferii a Firenze per studiare architettura.

Nell’attesa dei risultati del test d’ingresso alla facoltà, mi accorsi di una locandina che pubblicizzava un corso di oreficeria in un istituto di formazione professionale..
Iniziai così quasi per gioco… e presto mi resi conto che l’oreficeria, a me sconosciuta, portava in sé ciò che cercavo:
ricerca estetica, necessità di trovare le soluzioni e sopratutto la manualità.

La tecnica che sta alla base impone soluzioni eleganti e minuziose e questo era quello che volevo! Presto iniziai a frequentare una bottega e diventò il mio lavoro.
La raffinatezza e la precisione che richiede la costruzione di un gioiello è la parte del lavoro che mi affascina.

Circa 7 anni fa, in un periodo di disoccupazione ho incontrato Laura e dall’incontro è nato miaoohaus, il laboratorio che mi ha permesso di trasferire quanto appreso in oreficeria ai vari materiali di origine naturale e, a mio parere, più nobili del “metallo nobile”.

Forse per la teoria che ogni cerchio debba prima o poi chiudersi, penso che mi toccherà rispolverare il mio vecchio pc 🙂

La prototipazione 3D sta via via diventando necessaria a ogni artigiano e orafo che vuole seguire i tempi, ma il mio interesse non sta in questo, ma come sempre è quello di fondere tecniche e conoscenze in apparenza distanti.

PS a me i gioielli non piacciono.