Lucia Mazzeo

Non ricordo bene la prima volta che ho preso in mano una matita, probabilmente ero troppo piccola, sicuramente ho iniziato a disegnare prima di scrivere e a esprimermi per immagini prima che a parole. Ricordo bene però quando per creare qualcosa mi bastava poco; un mondo di bottoni e fili che diventavano collane e gioielli o quando con uno strofinaccio creavo un vestito alla mia bambola; quando le scatole delle scarpe diventavano scrigni o quando una cassetta della frutta diventava il mio cestino della spesa e dei pezzi di carta erano i soldi con cui “comprare il mondo”. Mille sassi raccolti e diventati poi un’infinità di cose, ogni pezzo di legno che si trasformava nelle mie mani. La natura mi ha sempre affascinata e, solo dopo, ho scoperto che sarebbe diventata fonte di ispirazione in ogni mio lavoro. Intanto la curiosità mi ha spinto a intraprendere un percorso artistico, scegliendo di frequentare l’Istituto d’arte e a proseguire i miei studi presso l’Accademia di Belle Arti, dove ho sperimentato diverse tecniche e discipline.

L’approccio inizia con i fili… Ogni filo accostato, intrecciato, incollato diventava quadro… Poi la carta… Ritagli di carta che non buttavo e poi tutto ciò che per gli altri era uno scarto, diventava per me qualcosa da conservare: “perché non si sa mai … poi mi serviranno!!”. E infatti così è stato! Quei pezzetti mi hanno portato a sperimentare e poi restituire un uso creativo a quella carta fino a giungere alla realizzazione di un libro pop up come lavoro conclusivo del mio percorso accademico in grafica.

Quella voglia di sperimentare non si placa e unita alla voglia di circondarmi e vestirmi di cose uniche, mi fa avvicinare al mondo della sartoria.

Ho iniziato con il modificare tutto quello che compravo, a riempire armadi di stoffa, di tutti i tipi e di tutti i colori. Capi da buttare diventavano capi nuovi. Così la prima macchina da cucire, datami da mia madre (perché secondo lei non funzionava), smontata e montata molte volte, mi ha fatto da compagna per tanti anni e da guida per mille lavori. Ricordo ancora la mia prima cucitura. Ogni filo cucito e scucito perché non mi sembrava perfetto e poi tutte quelle cose lasciate lì imbastite per anni, in attesa di trovare loro una collocazione, “il loro posto!”; pezzi piccolissimi di stoffa, praticamente inutili, che prendevano vita.

Ricordo il tempo passato col capo chino sui tessuti a perdermi tra le trame. Innamorata di questo mondo decido di perfezionarmi e iscrivermi ad un corso di confezionista sartoriale. È stato a questo punto che ho realizzato quale sarebbe stato il mio percorso, la mia via, la mia strada ed insieme a tutti i tratti che mi hanno portato fin qui, ho capito quanto vale il lavoro che viene fuori dalle proprie mani. Quanto vale una cosa creata dal nulla o con il nulla. Quanto vale il tempo che trascorri a “osservare” quel pezzo di stoffa, un filo, un bottone, ascoltarli e farsi suggerire se diventare qualcosa, ma quanto vale anche il silenzio interrotto poi dal rumore della macchina da cucire. Quanto vale il caos in casa, perché sai che quel caos è quello creato dal tuo lavoro ed è solo in esso che ritrovi te stesso! Quanto vale un complimento diretto e sincero, come quello di un signore che poteva essere mio nonno, a un mercatino vedendo le mie creazioni, dopo una serie di considerazioni mi disse: “grazie, mi hai riempito il cuore!” Gli chiesi perché e lui mi rispose: “perché se una cosa è bella fa bene agli occhi e fa bene al cuore e le tue cose sono belle!”. È questo ciò che mi fa capire se ho fatto bene il mio lavoro, quello fatto di segni e disegni, di tagli e cuciture, di cose uniche, di cose che cambiano aspetto e dimensione costruendo una storia. Di quel tempo dedicato poi a ogni singola cosa, ad ogni singolo particolare, ad ogni singola persona che riceverà una mia creazione e alle mie mille domande: “Come lo userà? Che cosa penserà? Penserà quello che penso io? Che dietro c’è un mondo … il mio mondo!”